Perché un Blog.

C’era una volta… Quando ho cominciato a scrivere, esistevano ancora le macchine da scrivere e non erano confinate nei musei. Quando ho cominciato a scrivere fantascienza, le uniche interazioni con i lettori avvenivano con i felici pochi appassionati incontrati alle convention. L’autore stava da una parte dell’oceano, il lettore stava dall’altra. Solitamente l’autore abbandonava un racconto alla corrente – tramite una fanzine – il lettore apriva la bottiglia e leggeva quello che c’era scritto. L’Opera, con la maiuscola o senza, era l’unico tramite del pensiero.  Tutto questo soltanto trenta anni fa, ma a pensarci bene, ancora venti anni fa la situazione era ancora la stessa, e dieci anni fa era poco diversa. Quindi potremmo dire che il c’era una volta, indica ieri mattina. Però adesso la possibilità di una maggiore interazione esiste, e allora perché non sfruttarla? È forse un po’ tardi perché io provi a diventare un autore 2.0, ma forse posso almeno diventare un autore 1.2 beta release.

Ogni autore lo sa: dietro la propria opera, che si tratti di racconto o di romanzo, a volte c’è un mondo a sé stante, tutto il lavorio che è stato fatto per arrivare al prodotto finale: le idee accolte, quelle scartate, i ripensamenti, le suggestioni da cui si era partiti. Tutto questo, solitamente viene lasciato cadere perché non cambia certo la valutazione dell’opera, se il romanzo è brutto, o insignificante continua a essere brutto e insignificante anche con una dissertazione di 350 pagine da parte dell’autore. Come si diceva una volta, carta canta, quello che c’è scritto è ciò in base al quale si viene giudicati. Però c’è tutto questo universo dietro il romanzo che forse a qualche lettore potrebbe interessare ugualmente.

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Un blog per raccontare questo lavorio, per le riflessioni sulla narrativa propria e di altri, può forse essere stimolante. Sarà il lettore a giudicarlo, senza togliere o aggiungere un pelo al giudizio che ha dato o darà all’opera.

 

Un’avvertenza, anche se si cercherà – se io cercherò – di non divulgare particolari su quello che il lettore può non aver ancora letto, qui si alzerà il cofano e si guarderà dentro il motore. Si discuterà – anche se in modo non tecnico – di alesaggio, di corsa dei pistoni, di regolazione dell’anticipo, quindi, chiunque abbia una concezione dell’ideazione di un romanzo come qualcosa di mistico che si incarna attraverso un autore che è quasi un inconsapevole portatore di esso, potrebbe rimanere deluso. I lettori, esistenti o anche soltanto possibili, sono avvisati.

 

Prossimamente su questi schermi: La domanda da un miliardo di dollari, Spionaggio o Fantascienza?

 

© 2014 Vietata la riproduzione senza autorizzazione

 

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