YouWorld: The Making Of… Il casting e la produzione

Sempre a reti unificate. Staa diventando lungo come un discorso presidenziale di fine anno…

Holonomikon

Seconda parte del nostro ipotetico panel sulla lavorazione di YouWorld. Ringrazio Lanfranco per essersi prestato al gioco.

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Giovanni

Il nostro racconto è una storia dal gusto molto postmoderno, e già questa è una cosa che non si vede spesso nella scrittura italiana, specie se di genere. In effetti abbiamo saccheggiato a piene mani il nostro immaginario, non solo quello di fantascienza. E alla base, sotto l’epidermide cyberpunk e i tessuti muscolari da social sci-fi, c’è sicuramente un’ossatura pulp. Per certi versi è forse il racconto di fantascienza più tarantiniano che mi sia capitato di leggere.

Lanfranco

Sì, forse è tarantiniano, ma al tempo stesso potremmo dire che è lucasiano o che è un epigono dell’espressionismo tedesco o che è un hard-boiled degli anni trenta. Non riesco ad assegnargli un’etichetta univoca, né una netta preminenza di un elemento sugli altri. Il racconto è una macchina citazionale ai più alti…

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YouWorld: The Making Of… Dal subject allo script

A reti unificate

Holonomikon

Una chiacchierata con Lanfranco Fabriani sulla genesi del nostro lavoro a quattro mani: YouWorld.

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Giovanni

Ricordi come è nato il progetto?

Lanfranco

Il progetto è nato per gioco, con una mia mail a te, per il desiderio di confrontarsi, anche a prescindere da un risultato finale. Assieme alla constatazione che mentre negli USA, casa madre della fantascienza non è insolita una collaborazione tra due scrittori, in Italia queste si contano veramente sulla punta della dita di una mano. Differenza antropologica nell’intendere la scrittura? Ma lo scopo era soprattutto quello di imparare, se possibile, uno dall’altro, consci delle nostre differenze, della conoscenza delle nostre due storie completamente differenti, ma poi fino a un certo punto. E appunto per le nostre differenze il gioco sarebbe diventato più interessante.

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La Macchina di Leonardo

Perché chiamare una Macchina del Tempo Macchina di Leonardo? O meglio, perché la macchina del tempo è di Leonardo? Che bisogno c’era di affidare la scoperta dei principi del viaggio nel tempo a Leonardo da Vinci, che li avrebbe descritti in un fantomatico Codice di Aquitania? C’è una molteplicità di motivi dietro a questa scelta che potrebbe forse sembrare casuale.

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I Personaggi IV: Marina Savoldi

Marina Savoldi è sicuramente il personaggio maggiormente complesso del ciclo, è soprattutto quello che si è evoluto maggiormente attraverso i romanzi e i racconti. Il Vecchio, Mariani, sono statici, uguali a loro stessi dalla prima all’ultima parola, Marina Savoldi no. A volte coloro che scrivono raccontano storie sui personaggi che si fanno da soli. Marina Savoldi è il mio caso di personaggio scivolato oltre le intenzioni dell’autore.

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I Personaggi III: Mariani

Potrà sembrare strano, ma Giampiero Mariani – Giampi, come lo chiama Marina Savoldi – forse il vero protagonista del ciclo, dato che quasi tutto ciò che accade viene visto dai suoi occhi, è il personaggio meno complesso tra tutti. E’ stato fatto notare che alterna decisione a cautela e irresolutezza e questo è vero, ma tale alternanza deve essere vista alla luce della sola motivazione di Mariani: la carriera. L’unico scopo nella vita di Mariani è quello di fare carriera, ha intrallazzato con i politici, cosa aborrita dal Vecchio, per fare carriera: ha scatenato una vera e propria guerra – silenziosa, come si conviene a delle spie – nell’UCCI per fare carriera. E la carriera è la lente attraverso la quale vanno viste le sue mosse – e lui stesso le vede –. Mariani è deciso, quasi irruento quando è sicuro che ciò che fa non può mettere a rischio la sua carriera o quando in qualche modo si trova con le spalle al muro, ed è titubante e irresoluto, quando si chiede se ciò che deve fare potrà mettere a rischio le sue possibilità di avanzamento, cioè mettere a rischio la possibilità di sostituire il Vecchio. Come dice Marina Savoldi in Lungo i Vicoli del Tempo: “Ti credo solo perché ti conosco e so che la cosa che ti secca di più è fare la figura del fesso. Se ti spostassero la storia sotto il deretano e i nazisti vincessero la Seconda guerra mondiale, invece di angosciarti per il mondo ti preoccuperesti per la figuraccia!”

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I Personaggi II: Il Vecchio

Il Vecchio, con la maiuscola – come M, Control e altri direttori di servizi segreti non ha un nome, soltanto incidentalmente in Nelle Nebbie del Tempo veniamo a sapere che il suo nome è Ulderico e forse è di  origini trentine –  è il personaggio più complesso perché racchiude al suo interno molti motivi d’ispirazione differenti. Per prima cosa, forse i lettori più anziani, ricorderanno quando Bettino Craxi molti anni fa teorizzò l’esistenza di un Grande Vecchio, un burattinaio dietro a molti se non tutti i misteri della storia italiana, come minimo il manovratore senza nome dietro ai gruppi di terroristi e alla strategia della tensione. In effetti il Vecchio viene presentato ripetutamente come il disinformatore per eccellenza, colui che costruisce e sparge falsità a piene mani imbrogliando e depistando i nemici, ma soprattutto gli “amici”,  mettendoli gli uni contro gli altri a favore dell’UCCI e delle sue azioni di protezione della storia italiana.

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I Personaggi I: L’UCCI

“Ma come, l’UCCI è un personaggio? Ma mi facci il piacere!”. Eppure sì, l’UCCI, nel suo insieme di personaggi secondari differenti, l’ho sempre considerato un unico personaggio. E probabilmente è il più importante dell’intero ciclo, più importante di Mariani, del Vecchio, della Savoldi. E’ l’UCCI che da il la a tutta la situazione. Spesso ho detto, ed è una totale ovvietà, che la particolarità del viaggio del tempo nel ciclo dei “vicoli del tempo” è l’essere visto ‘all’italiana’. Romanzi e racconti sono stati scritti quasi in colloquio, o ancora meglio in dibattito con cicli come “La pattuglia del tempo” di Poul Anderson o quello di “Lord Kalvan dell’Altroquando” di H. Beam Piper – bisognerebbe considerare con grande attenzione, e probabilmente studiare maggiormente, questa particolarità della fantascienza dove, proprio per effetto del predominio delle idee su altri elementi della narrazione, c’è un maggior dialogo cosciente tra le diverse opere e i diversi autori rispetto alla letteratura cosiddetta mainstream: testi dove viene sviluppata la stessa idea o idee simili, si rimandano tra loro in un gioco di specchi – . Continua a leggere